SALUTE

L’Associazione per la difesa del servizio pubblico invita a respingere la modifica della LAMAL del 30 settembre 2011, con la quale la maggioranza del Parlamento intende spingere gli assicurati ad aderire al sistema “Managed care”, sottoposta in votazione popolare il 17 giugno 2012. La votazione ha luogo in seguito al referendum lanciato da sindacati, da associazioni professionali del settore della salute e da associazioni dei consumatori. Il progetto “managed care” è in apparenza un sistema moderno e interessante per assicurare il finanziamento delle cure mediche e ospedaliere. In realtà, la forma scelta dall’Autorità federale, è pericolosa e può condurre a un sistema di medicina a due velocità. Questa modifica consente infatti alle Casse malati di istituire reti di cura (managed care) comprendenti medici, servizi domiciliari, case per anziani e istituti ospedalieri scelti in modo unilaterale. Esse potrebbero escludere senza particolari motivazioni, quindi in modo arbitrario, qualsiasi fornitore di prestazioni. La rete di cura dovrebbe rispettare precisi obiettivi finanziari fissati dalle casse malati stesse e ciò potrebbe incitare i fornitori di prestazioni a ridurre al minimo esami e prestazioni. La pressione sui costi comporterebbe misure di risparmio sui pazienti e sul personale. L’assicurato dopo aver scelto una “rete di cura” sarebbe tenuto a rimanere affiliato per un periodo minimo di tre anni, pena il pagamento di un penalità. L’assicurato che volesse mantenere la sua libertà di scelta del medico e dell’istituto in cui farsi curare sarebbe penalizzato finanziariamente. Va pure rilevato che nelle zone periferiche non dotate da sufficienti fornitori di prestazioni l’assicurato verrebbe penalizzato pur non avendo la possibilità di aderire ad una rete di cure. Secondo l’Associazione per la difesa del servizio pubblico l’Autorità federale ha perso un’occasione per proporre un sistema basato su reti di cura non penalizzanti e fondate, non sulla prevalenza degli assicuratori, bensì sul ruolo fondamentale del medico di famiglia. Un sistema – quello della prevalenza del medico di famiglia - che potrebbe comportare una diminuzione della spesa sanitaria, senza penalizzare il cittadino, in quanto permetterebbe una presa a carico globale del paziente e l’ottimizzazione del ricorso ai medici specialisti. Sotto la spinta delle lobby degli assicuratori, l’Autorità federale ha invece scelto un sistema che penalizza il paziente e che conferisce inaccettabili ulteriori poteri alle Casse malati stesse.